Il 16 aprile, a Bergamo, abbiamo portato al centro del dibattito una domanda semplice ma decisiva: che ruolo ha davvero l’AI oggi nelle aziende manifatturiere?
L’evento “La produzione al tempo dell’intelligenza artificiale” è stato per noi di Integra un momento di confronto concreto, costruito insieme a partner e professionisti che ogni giorno lavorano sul campo. Non una vetrina, ma un’occasione per mettere ordine tra aspettative, opportunità e applicazioni reali.
Fin dall’apertura è emersa una consapevolezza condivisa: l’AI non è più qualcosa da osservare a distanza. È già entrata nei sistemi, nei software, nei flussi operativi. E sta cambiando il modo in cui le aziende accedono alle informazioni, prendono decisioni e gestiscono la complessità .
A questo proposito, gli interventi di Nicola Brunotti e Giulia Caffarata di Zucchetti hanno dato una prima direzione chiara: parlare di AI oggi significa parlare di strumenti concreti, integrati negli ERP, progettati per supportare il lavoro quotidiano.
L’AI che funziona: supportare le persone, non sostituirle
Uno dei concetti più interessanti emersi durante l’evento riguarda il ruolo progressivo dell’AI all’interno dei software gestionali. Non si tratta solo di automatizzare, ma di accompagnare le persone nel lavoro quotidiano.
Come evidenziato da Nicola Brunotti, l’approccio Zucchetti si basa su una logica evolutiva: dall’assistenza all’utente, fino all’automazione delle attività. L’AI può supportare gli operatori, arricchire i dati con insight e, nei casi più avanzati, gestire in autonomia alcune operazioni.
In questo scenario si inseriscono strumenti come Trinity AI, presentati durante l’evento, che introducono interfacce conversazionali e sistemi di ricerca evoluti capaci di semplificare l’interazione con l’ERP e migliorare l’accesso alle informazioni.
Questo approccio mostra tutto il suo valore quando arriva nel cuore della produzione. Come evidenziato da Giulia Caffarata durante l’evento, oggi le aziende dispongono già di enormi quantità di dati: la vera differenza sta nella capacità di leggerli, interpretarli e trasformarli in azioni utili. È proprio qui che l’AI diventa un abilitatore concreto, perché rende i dati più accessibili, riduce il lavoro manuale e supporta decisioni più rapide e consapevoli.
Integrare l’AI: partire bene, crescere con metodo
Un altro tema emerso con forza durante l’evento è che l’AI non si introduce per tentativi. Serve un percorso, e soprattutto serve un metodo.
Non esiste una soluzione unica valida per tutti, ma una direzione sì: partire dai dati, capire dove l’impatto può essere maggiore e integrare l’AI in modo progressivo nei processi aziendali. È una visione che è tornata in più momenti della giornata, anche grazie all’intervento di Emanuele Magnaterra di Leiman, che ha approfondito il tema della supply chain digitale e del valore di sistemi sempre più connessi tra ERP, MES e strumenti avanzati di pianificazione.
Parliamo di ambiti molto concreti: pianificazione della produzione, gestione degli ordini, controllo delle scorte, manutenzione. È qui che l’AI può fare davvero la differenza, soprattutto quando si inserisce in un ecosistema già strutturato e dialoga con i sistemi aziendali esistenti.
Accanto alla visione tecnologica, l’evento ha portato anche un elemento fondamentale di realtà: innovare oggi è più accessibile se si conoscono gli strumenti giusti. Gli interventi di Davide Maestri e Umberto Perati (Pertec) hanno mostrato come le opportunità di finanza agevolata possano accompagnare le imprese nei loro percorsi di trasformazione digitale, rendendo più sostenibili gli investimenti.
Se dovessimo sintetizzare quello che ci siamo portati a casa da Bergamo, è questo: l’AI non è una tecnologia da aggiungere, ma una capacità da integrare. Integrare nei sistemi, nei processi, nelle abitudini di lavoro. Per noi di Integra, questo evento è stato un passaggio importante: non solo per condividere competenze, ma per rafforzare una visione. Quella di un’innovazione concreta, costruita insieme alle aziende, passo dopo passo.
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